Alla fine ci siamo andati.
Prendiamo al volo un'occasione da un'agenzia in Amazonas e da li a poche ore l'Aerogal ci porta a mille km dalla costa ecuadoregna, nel cuore del Pacifico. Vamos a pasar la Nadividad en las Islas Galapagos....I
Utilizzate per secoli come punto d’appoggio da bucanieri e cacciatori di foche e di balene, le Galápagos (“tartarughe giganti”) sono un isolato arcipelago, composto da 13 isole e da un’infinita’ di isolotti e scogli originatisi all’incirca 5 milioni di anni fa a seguito dell’eruzione di vulcani sottomarini che hanno accresciuto le loro dimensioni fino ad emergere sopra al livello del mare.
Isla Baltra e' un appendice di Isla Santa Cruz dove atterriamo nel piccolo aeroporto dell'arcipelago. Il ritardo di molte ore all’aeroporto di Guayaquil e` oramai un ricordo e ci imbarchiamo sulla Flamingo che e’ gia’ sera. Nella baia intravediamo le luci delle altre navi che galleggiano a qualche decina di metro da noi.
Condividiamo la piccola imbarcazione con una famiglia di Pilsner, Republica Ceca (lui mantiene le public relations in inglese, lei fotografa, la figlia sorride), due giovani australiani di Melbourne dediti al surf e al Bacardi e Coca, una solitaria ragazza svizzera in Ecuador per imparare lo spagnolo. E poi l’equipaggio: un Capitano, un cocinero da Tulcán (memorabile il tacchino ripieno praparato per la notte di Natale!), un giovane mecánico, un simpatico tuttofare e una corpulenta guida naturalistica. La cabina mia e di Flavietta e' piccola ed essenziale, con i lettini a castello e un mini-bagnetto. Ma basta guardare l'orizzonte dell'oceano dalle finestrelle per farla diventare una romantica e meravigliosa suite.
Partiamo. E non e’ difficile capire perche’ Darwin sia passato da qui per capire come si originano le specie, come funzionano le nicchie ecologiche e come si strutturano le catene alimentari.
Le Galapagos non sono i Caraibi, niente palme da cocco, ne' calde acque cristalline . Le isole sono per lo piu´prive di vegetazione, o ospitano formazioni vegetali essenziali in scenari da fantascienza. Camminiamo in foreste di fichi d'india tra praterie di rosse piante agrofile popolate di centinaia di iguane terrestri. Ci affacciamo su spoglie scogliere color antracite sferzate dai venti e dalle onde del Pacifico tra coreografici sbuffi d'acqua e colonie di sule mascherate.
Il comportamento degli animali selvatici e’ sicuramente l’aspetto piu´bizzarro ed origínale: non credo che esista al mondo altro luogo dove sia possibile nuotare tra decine di otarie curiose e socievoli, galleggiare inseguendo placide e antiche tartarughe marine, ammirare coppie di pennuti patas azules che covano ad un passo da te senza battere ciglio.
Facciamo snorkelling alla Corona del Diablo, un semicerchio di roccia costituito dai resti di un cono vulcanico per meta’ sommerso: avvistiamo migliaia di colorati pesci tropicali, enormi e variopinte stelle marine, pattuglie di eleganti mante, il profilo di uno squalo in lontananza.
Visitiamo la Stazione Scientifica Charles Darwin, nota per il programma di riproduzione in cattivita’ delle 11 sottospecie di tartarughe gigante delle Galápagos. Lonesome George e`l’unico esemplare sopravvissuto della sottospecie del’Isla Pinta e la stazione di ricerca promette una ricompensa di 20.000 dollari a chi ritrovera’ un esemplare femmina con cui sia possibile far accoppiare l’oramai novantenne testuggine.
E qui giungo all’illuminante pensiero: mi trasferisco qui e mi metto alla ricerca di una compagna per George il solitario. Farei del bene al piu’ incredibile – a mio avviso – patrimonio mondiale dell’umanita’.
E a me stesso.